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Alla riscoperta della cipolla rossa di Cavasso Nuovo

La cipolla rossa
La cipolla rossa
Venditrici di cipolle di Cavasso Nuovo in piazza Italia in Maniago negli anni '60
Venditrici di cipolle di Cavasso Nuovo in piazza Italia in Maniago negli anni '60

Cipolla dalla colorazione d'oro con screziature viola, è particolarmente apprezzata per il sapore dolce, scarsamente piccante, e per le sue proprietà purificanti viene prodotta sull'intero territorio del comune di Cavasso Nuovo.

È una cipolla con bulbo di medie dimensioni, appiattito, Il seme presenta una germinabilità non elevata che in natura raramente supera il 60%. Si semina a partire da gennaio , si trapianta, verso i primi giorni di marzo e si raccoglie in tarda estate. sono caratterizzate da conservabilità elevata, e sono particolarmente apprezzate per il loro particolare sapore .

La tecnica di coltivazione in campo è riconducibile alle metodologie usualmente impiegate per le cipolle a giorno lungo. La raccolta è effettuata manualmente, Il bulbo, una volta estratto dal terreno, è lasciato asciugare per alcuni giorni, dopodiché è raccolto, confezionato in tipiche trecce (chiamate "rieste" in dialetto) che vengono conservate in locali asciutti ed aerati quali i solai , appendendole alle travi di sostegno del tetto.

Da testimonianze locali emerge che durante la prima metà del secolo scorso, la cipolla rossa era venduta da parte delle donne di Cavasso Nuovo che con la gerla in spalla la portavano in molti paesi della provincia di Pordenone. Queste donne si erano specializzate anche nella produzione del seme della cipolla e di semi di altri ortaggi, e girando di paese in paese, contribuivano al sostentamento delle proprie famiglie.

Le cipolle dì Cavasso Nuovo

Le cipolle rosse
Le cipolle rosse

Quando mia nonna Novella si sposò, lasciò il suo paese natale, Meduno, e si trasferì a Cavasso Nuovo.

Solo le acque dei fiume dividevano i due paesi, tuttavia diverse erano le usanze, diverse le sfumature della lingua friulana, diversi gli sguardi delle persone.

Il coraggio e la gioia di vivere di Meduno, sì stemperarono nella seria gravità e nella velata malinconia dì Cavasso, e l'animo di mia nonna si plasmò in quell'originale mescolanza dì semplicità e saggezza, di forza e fatalismo che l'avrebbe contraddistinta per tutta la vita.

In seno alla nuova famiglia, sua nuora, mia bisnonna, e le sue cognate la misero a parte di un'antica tradizione, familiare e paesana: !a coltivazione delle cipolle.

Le cipolle di Cavasso erano all'epoca note in tutti i territori circostanti, rinomate e ricercate per il colore d'oro con screziature viola, per la consistenza croccante, il gusto dolce e le benefiche  proprietà purificanti.

I solai del paese d'estate si riempivano de! profumo delle cipolle che riposavano nella fresca penombra in attesa di essere intrecciate e vendute.

Ogni famiglia si tramandava ì semi di generazione in generazione, e con i semi passavano anche i segreti per un raccolto migliore, l'abilità nell'intrecciare le cipolle in "'riesti"( le corone di cipolle), e i clienti che le avrebbero acquistate.

Mia nonna, quasi protagonista di un'iniziazione, imparò così che gennaio era il mese dell'anno più opportuno per seminare, e a non affondare troppo i semi nel terreno, perché "le radici lavorano sotto, ma la cipolla deve avere lo spazio per allargarsi in superficie",

Scopri dove crescevano i migliori "palùs", erbe lunghe e resistenti di cui le insegnarono a servirsi per intrecciare "li riesti" odorose, per poi venderle alle famiglie che le avrebbero appese nelle loro cucine.

Ma, soprattutto, imparò a ricavare dalla cipolla più grossa del raccolto di ogni anno i semi per il raccolto dell'anno successivo, da conservare nella cantina buia.

Fu curioso poi apprendere come le cipolle dì migliore qualità crescessero solo nella parte alta del paese, negli orti a ridosso delle colline.

Le cipolle erano una risorsa preziosa.

Nel corso degli anni permisero a mia nonna di guadagnare ì soldi per venire incontro alle esigenze dei tre figli che nel frattempo erano nati.

Ogni volta che c'era la necessità di un nuovo paio di scarpe, o di un libro per la scuola, mia nonna si sedeva su uno sgabello, intrecciava "li riesti" necessarie e le caricava su un carretto di legno, poi si incamminava a piedi, trascinando il carretto fino a raggiungere i paesi vicini.

Bussava alle porte delle famiglie e, una dopo l'altra, vendeva le ghirlande di cipolle. Rincasava all'imbrunire, fischiando, e sul carretto, al posto delle cipolle, aveva un paio di scarpe robuste o due dizionari ancora incartati.

Cavasso era un paese brullo, racchiuso fra i monti e il Ietto pietroso del fiume Meduna; la terra offriva poche messi, e così, nei periodi più difficili, il carretto della cipolla si spingeva molto più lontano, arrivando fino alle campagne della bassa friulana. Le cipolle venivano qui barattate con fasci di granturco, che si sarebbero trasformati sulla tavola di mia nonna in polenta dura e grumosa.

Gli anni si sono avvicendati e i cambiamenti del mondo hanno interrotto il placido ritmo del paese, che era rimasto invariato da decenni , creando nuovi interessi e aprendo nuove porte alle speranze degli animi più giovani.

Stagione dopo stagione erano sempre meno numerosi e sempre più bianchi ì capi chini sulle aiuole degli orti.

A ogni suono di campane si perdeva una semenza, e un pezzo di storia e dì vita del paese. Mia nonna non ha mai interrotto il rito annuale della cipolla, e ancora oggi, come allora, ricava i frutti di una semenza vecchia di più dì un secolo e li intreccia in «riesti".

E' rimasta l'ultima testimone in paese di una tradizione ormai dissolta.

Tiene in vita le cipolle del passato, come le cipolle, in un certo senso, tengono in vita lei; non certo per i proventi della vendita come quando era giovane, ma per l'impegno, la cura e l'attenzione che le richiedono, e per l'orgoglio e la soddisfazione che prova a raccoglierle nelle mattine d'estate, quando fanno capolino dalla terra dell'orto.

Mia nonna ha 87 anni, ma se la volete trovare non cercatela a casa all'ombra della veranda o tranquilla davanti al camino, ma nell'orto, con le mani nella terra dura in inverno o intenta a strappare le erbacce d'estate.

E peccato che la forza d'animo e il coraggio non si possano tramandare come i semi delle cipolle.

Giorgia Corte

Novella Gina Magnan , nonna di Giorgia Corte, autrice di questo  racconto e nata a Meduno (PN) il 22 marzo 1923 Pensionata (ex commerciante)e tuttora  residente a Cavasso Nuovo (PN) In via Armando Diaz n. 26 . Ha "ereditato" nel 1950 la semenza della cipolla tramandata dalla famiglia del marito Angelo. Non ha mai interrotto il ciclo annuale della semenza della cipolla di Cavasso Nuovo, un paese pedemontano di circa 1300 abitanti.

Volantino pubblicitario Cipolla Rossa

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